La folla dentro e fuori la sala al piano terra della Regione, a De Ferrari, non può non suscitare curiosità. Molti rallentano il passo e guardano, ma pochissimi chiedono cosa sta succedendo. Un tizio molto sovrappeso, con passo sbilenco, aspetto non curato e certamente non consono all’anagrafe, maglietta della Sampdoria e al guinzaglio un pitbull dall’aria più simpatica, si ferma un attimo, sbircia dai vetri, guarda il piccolo capannello di telecamere fuori e sentenzia: “non c’è niente per noi fascisti, qui”. “Non c’è mai niente per i fascisti, al massimo Piazzale Loreto”, risponde qualcuno. Lui accenna timidamente un saluto romano sbilenco come lui e se ne va. Il pitbull ha l’aria di quello che pensa “io non lo conosco, scusate”.
Ma in fondo doveva essere un fascista di buon cuore, scusate l’ossimoro. Perché dentro di roba per lui ce n’era, eccome. Africani, asiatici, sudamericani, europei dell’est. A decine, in attesa di ricevere il diploma del corso d’italiano della comunità di Sant’Egidio. Uomini e donne, ragazzi e adulti, gente che si è messa in discussione per migliorarsi, per avere una possibilità in più, per ampliare i propri rapporti in una patria nuova. Quelli di Sant’Egidio raccontano di donne marocchine che non erano mai uscite di casa prima di frequentare il corso, di ecuadoriani che all’inizio guardavano gli africani in tralice e poi hanno organizzato feste comuni con i compagni di classe neri.
Un armadio senegalese, Nicòdeme, racconta dei suoi pregiudizi. Sono arrivato in Italia chiuso in me stesso perché ero convinto che i bianchi fossero tutti razzisti, dice, poi ho cambiato idea. Gli risponde il presidente della Regione, Burlando: i razzisti ci sono, ma sono una minoranza, seppure rumorosa, Genova sa accogliere.
Fuori passano e si fermano due anziane, chiedono. A chi risponde, una delle due replica con un sorriso da torta di mele: “tanto a quelli non gli entra in testa nulla neanche dopo dieci anni”. “Provi ad entrare e parlare con loro, cambierà idea”, le dicono. Come sempre in questi casi segue un attimo di silenzio, poi la signora si gira e se ne va, mica convinta.
E chissà se ha ragione Burlando. Certo, rumorosi sono rumorosi.
E se invece, oggi, avesse ragione il Nicòdeme degli inizi?

